…E SE QUALCOSA VA STORTO?

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La scelta della scuola superiore, come abbiamo visto negli articoli precedenti, è un momento delicato dell’adolescenza e del percorso scolastico di ogni ragazzo e ragazza. Abbiamo già detto che si tratta di un momento istituzionalizzato nel quale chiediamo loro “chi vogliono diventare da grandi”, e forse potremo ricordare lo smarrimento che potremmo aver provato anche noi di fronte alla prospettiva di guardare così in là e non avere ancora una risposta, oppure certe granitiche certezze che negli anni si sono rivelate più effimere di quello che ci aspettavamo a 14 anni.

Di fronte a questa scelta, la prima cosa da fare (prima ancora di iniziare ad informarsi sulle scuole!) sarebbe guardarsi dentro con onestà e considerare anche tutte quelle cose che non sono unicamente legate alla scuola, alle materie, alle attitudini (comunque importantissime): tutte quelle variabili cioè che riguardano il modo in cui ci si pone di fronte alle decisioni, il proprio comportamento in gruppo o di fronte a un superiore, come ci si sente nei panni di studente, o ancora saper riconoscere i propri punti di forza al pari del proprio tallone d’Achille, su cui forse non è il caso di puntare tutto! Interrogarsi in modo autentico sui valori che stanno costruendo le prime aspirazioni per il futuro, sulle aspettative che ancora un po’ ingenuamente si nutrono nei confronti di questa o quella professione, o su quello che potrà dare specializzarsi in un settore piuttosto che in un altro. Molte di queste dinamiche sono proiezioni di un ideale, e provare a capire come mai si sta puntando in una determinata direzione può aiutare a identificare più precisamente le motivazioni che dovranno sostenere lo studio negli anni a venire.

Può però capitare che una scelta “di pancia” o al contrario eccessivamente razionalizzata, o ancora influenzata da qualche consiglio un po’ troppo direttivo, portino a scivoloni per cui dopo il primo anno, o dopo il biennio, grazie ad una bocciatura o alla presenza di qualche debito da recuperare si arrivi a farsi delle domande sull’opportunità o meno di andare avanti su quella strada.

Quasi tutte le scuole, ad oggi, sono strutturate in modo da prevedere l’insegnamento delle materie più specifiche per l’indirizzo nel triennio finale: questa strutturazione è pensata ad hoc per facilitare (per quanto possibile) eventuali passaggi tra una scuola e l’altra durante il biennio iniziale.

Come fare, però, per comprendere se le difficoltà che si incontrano all’impatto con la nuova realtà sono solo “scosse di assestamento” oppure costituiscono un problema più serio?

Se le difficoltà si risolvono spontaneamente nel giro di alcuni mesi o entro il primo anno con qualche debito che viene recuperato, potrebbe darsi che un metodo di studio che reggeva di fronte alle richieste della scuola media si riveli non più sufficiente di fronte ai nuovi carichi di lavoro. In questi casi una valutazione e, quando necessario, un supporto al lavoro a casa che insegni tecniche utili per migliorare può stabilizzare la situazione precaria dando allo studente gambe più solide sulle quali camminare in autonomia.

Può anche accadere che fatiche impreviste in materie specifiche (che a prima vista non erano sembrate così ostiche nel quadro orario generale) possano far perdere la motivazione: in questo caso un affiancamento nello studio della propria “bestia nera” può fornire gli strumenti necessari a costruire competenze specifiche e superare l’ostacolo. Le materie più frustranti e che necessitano di maggiore impegno per riuscire sono un’ottima occasione per sfidare i propri limiti ed aumentare la propria tolleranza di fronte alle difficoltà: inoltre, se sono previste nel percorso formativo scelto significa che prima o poi potrebbero ricapitare sul percorso (ad esempio sul lavoro) per cui è importante, anche a livello motivazionale, tenere sempre presente l’obiettivo che si sta perseguendo e lavorare al 100% per raggiungerlo.

In alcuni casi non identificati precedentemente, l’impatto con la realtà di contenuti più dettagliati e complessi, con le aumentate richieste di prestazione e l’organizzazione in autonomia del lavoro possa far emergere difficoltà di apprendimento che, magari parzialmente compensate, si erano trascinate negli anni rimanendo latenti ed “esplodono” alle scuole superiori, quando la richiesta prestazionale si fa più alta. Non è troppo tardi (nemmeno all’Università!) per una valutazione nel caso ci sia questo dubbio: in caso di conferma, si verrà guidati all’accesso a percorsi riabilitativi e strumenti specifici che aiuteranno a rendere meno faticosa la prestazione per poter risalire in sella e perseguire gli obiettivi desiderati.

Talvolta, la difficoltà non è strettamente di natura didattica, bensì relazionale o comportamentale: i rapporti non sempre facili con i compagni di scuola o con alcuni professori possono influenzare anche l’apprendimento e questo problema si esprime talvolta con comportamenti che contribuiscono ad inficiare ulteriormente le valutazioni. Non tutti riescono a gestire con la stessa facilità il confronto con una scuola più grande, dove la rete di relazioni con i pari si complica e anche il rapporto con l’autorità e l’istituzione fa richieste più alte. Se si ritiene che sia questo il caso, può essere il caso di confrontarsi con qualcuno per cercare di capire come non mettere in crisi il proprio progetto formativo a dispetto delle dinamiche di natura relazionale ed emotiva e quali soluzioni eventuali si potrebbero mettere in pratica.

Arriviamo ora alla domanda fatidica: quando invece inizia ad insinuarsi il dubbio di avere proprio sbagliato scuola?

Fatto salvo che occorre un momento di onesta riflessione per assicurarsi che dietro questo dubbio non si nascondano difficoltà più lievi e praticamente risolvibili esacerbate dall’ansia, è utile ricordare qual è l’obiettivo finale di un percorso di orientamento: arrivare ad identificare quella che può essere il percorso formativo migliore per sé in quel momento (nel “qui e ora”).
In adolescenza si cresce, e mentre si cresce, inevitabilmente si cambia: con gli anni potranno maturare nuove convinzioni e nuove motivazioni, ci si potrà rendere conto che forse l’idea che si stava inseguendo era un po’ irrealistica o non troppo adatta a sé. Diventando grandi aumenta l’autoconsapevolezza, sostenuta cognitivamente dalla maturazione sempre più fine del pensiero astratto. In questo caso la difficoltà incontrata, soprattutto se persistente, soprattutto se il dubbio martellante è proprio quello di avere sbagliato tutto, potrebbe segnalare che si è maturati e si è arrivati alla percezione di una dissonanza tra come si è ora e quello che si fa e si è fatto fino a quel momento, come se ci si sentisse davanti a un bivio: ma non sempre c’è il coraggio di tirare fuori con qualcuno questo dubbio, e il rischio è quello di proseguire senza motivazione e con fatica su una strada che forse non è più quella giusta. Poter parlare con qualcuno di questo dubbio e approfondire il discorso può porre la necessità di riconsiderare i propri obiettivi per riorientarsi verso una nuova scelta, sostenuta da un progetto ponderato ed eventualmente da una consulenza di riorientamento.

Un consiglio finale che posso dare è sicuramente quello di non aspettare troppo se emergono difficoltà alle scuole superiori: di qualunque natura sia il problema, saperlo riconoscere e prendersene cura è indice di maturità e di buone capacità riflessive, NON segnale di un fallimento! Questa attenzione non significa naturalmente precipitarsi da uno specialista alla prima valutazione negativa, ma nemmeno trascinare il problema (e la frustrazione!) per mesi o anni e ritrovarsi al triennio demotivati verso lo studio e con l’ansia di essere nella situazione di chi può fare sempre meno per sottrarsi al suo destino. Chiedere aiuto può comportare un po’ di imbarazzo, ma per superarlo può essere utile ricordare riuscire a dare un nome ad un disagio o una fatica che da soli non si riesce a definire o circoscrivere aiuta a rendere il problema più superabile, e ad affrontare con più serenità un percorso che affrontato nel modo giusto può darvi grandi soddisfazioni e aprirvi le porte del futuro.

Dott.ssa Chiara Peloli
Psicologa