APPRENDIMENTO E METACOGNIZIONE - Imparare ad imparare

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Letteralmente, il termine metacognizione potrebbe essere spiegato come l’atto di “pensare il pensiero”: sta cioè ad indicare gli aspetti di monitoraggio cognitivo sul pensiero, che coinvolgono le funzioni esecutive e l’attenzione.

Negli ultimi decenni, la psicologia cognitiva ed in particolare alcuni autori che si occupano di apprendimento (tra cui, in Italia, il team di Cesare Cornoldi) hanno contribuito alla creazione di nuovo paradigma, quello della didattica metacognitiva, che si propone di coinvolgere nei processi di apprendimento tutto il sistema integrato emozioni-motivazioni-cognizione-metacognizione.

L’obiettivo è quello di rendere il bambino più consapevole dei propri processi mentali, con l’effetto di ottenere un aumento delle potenzialità rispetto all’apprendimento ed un miglioramento delle prestazioni scolastiche. Si tratta di un approccio responsabilizzante, che rende il bambino un costruttore attivo della propria conoscenza, facendolo sentire competente e incidendo positivamente sul senso di autoefficacia percepita e sull’autostima.

Molte delle strategie di apprendimento comunemente utilizzate si basano sul fornire istruzioni e feedback. Nella didattica metacognitiva, invece, un ruolo centrale viene attribuito alle strategie: si promuove l’utilizzo delle strategie di selezione e pianificazione in modo non meccanico, esercitando un automonitoraggio del proprio operato. Ciò influisce sullo sviluppo di un locus of control interno, ovvero fa sì che gli alunni tendano ad attribuire la causa sia dei propri meriti che degli insuccessi a se stessi e al proprio impegno, piuttosto che a motivazioni esterne (la fortuna, il caso, i docenti che “ce l’hanno con me”…). Viene valorizzato l’impegno e unitamente a questo i bambini arrivano ad ottenere una motivazione intrinseca verso l’apprendimento, in quanto percepiscano il proprio ruolo attivo nel determinare l’andamento della propria carriera scolastica.

Anche l’insuccesso e l’errore, su questa base concettuale, diventano non più motivo di vergogna e frustrazione, bensì un indizio, un’occasione per imparare qualcosa di più sul proprio modo di utilizzare le strategie e capire come autocorreggersi. E’ importante, infatti, che il bambino capisca che gli errori sono solamente l’esito dell’applicazione di un processo in modo errato, e non la conseguenza di qualcosa di inadeguato in lui/lei, che non dovranno essere in alcun modo colpevolizzati bensì affiancati dall’adulto nella revisione del lavoro svolto. Ogni bambino, se adeguatamente stimolato, si rivelerà in grado di trovare in autonomia almeno una parte degli errori commessi in un compito, un esercizio, una verifica…

Nella didattica metacognitiva, gli alunni imparano che i processi di pensiero possono essere più importanti dei contenuti; così facendo possono acquisire consapevolezza e imparare ad utilizzare in modo sempre più efficace e integrato la propria “strumentazione cognitiva”, viene valorizzato  e diventare dei sempre migliori “elaboratori di informazioni”.

(continua…)

 

Dott.ssa Chiara Peloli

Psicologa, Psicodiagnostica, Conduttrice di gruppi di parola